Balbuzie infantile: 8 cose da evitare se tuo figlio balbetta | Guida Genitori

Quando un bambino inizia a balbettare i genitori possono fare molto. Ecco 8 consigli utili, tratti anche dalla ricerca scientifica.

Succede solitamente tra i 3 e i 5 anni che alcuni bambini possano attraversare un periodo di balbettamento. Non è una cosa così rara, statisticamente accade a 5 bambini su 100!

Si verifica improvvisamente, senza una apparente spiegazione e per il piccolo, specie quando è molto piccolo, accade tutto in modo naturale, senza che ne abbia consapevolezza, per lui non c’è nessun problema.

Differente è invece la reazione dei genitori che rimangono spesso scossi e inermi davanti ad un cambiamento così radicarle e repentino.

La balbuzie non si presenta nel momento in cui il piccolo acquisisce il linguaggio, accade piuttosto in una fase successiva. In alcuni casi succede a chi ha iniziato presto a parlare, in altri invece a un bambino che ha iniziato tardi, da questo punto di vista sembra non esserci una regola fissa. Tutti i bambini, ad un certo punto dell’acquisizione del linguaggio attraversano una fase detta “esplosione del vocabolario“, una fase in cui  imparano velocemente molte parole. Anche il bambino che inizierà a balbettare vive questa fase con serenità.

Una mamma mi scrive:

Ha iniziato a parlare tardi ma adesso è addirittura avanti sia per la ricchezza del vocabolario che per la costruzione delle frasi. Dopo un lungo periodo di bellissima fluenza adesso balbetta veramente tanto come mai prima di adesso.

Ad un certo punto, spesse volte nel periodo della scuola dell’infanzia, il bambino muta il suo modo di parlare fluente, ad esempio, può accadere che sull’inizio della parola il bambino inizi a mettere una “eeeeeeee”, altre volte può rimanere su quella “e” per parecchi secondi perché la parola non arriva, non esce. Esitazioni, prolungamenti, ripetizioni rendono quindi la parlata meno chiara e a volte è perfino difficile comprendere ciò che il bambino vuole dire.

Un’altra mamma mi scrive:

Ho osservato una regressione della balbuzie nel periodo estivo, ma da 2 mesi circa ha ripreso ripetendo talvolta le prime 2 sillabe della parola 5-6 volte.

E’ proprio così, la difficoltà non si manifesta sempre, è normale che a volte balbetti di più ed altre meno. La ciclicità è tipica del disturbo ed è molto più evidente nei bambini, che addirittura possono avere un esordio di balbuzie, smettere per un lungo periodo e ricominciare a balbettare dopo. Spesso accade infatti che durante i periodi in cui è meno impegnato ed è più rilassato il bambino che balbetta smette completamente, per poi ricominciare a balbettare più in là.  Davanti ad una tale novità i genitori si trovano spiazzati. Sono caratteristiche come questa che mandano in confusione il genitore che non conosce la balbuzie, ed è dunque evidente che la cosa migliore da fare è informarsi per capire al meglio ciò che sta accadendo al bambino.

Vediamo quindi, passo passo, le 8 cose da evitare se tuo figlio balbetta, come promesso all’inizio di questa breve guida.

1

NO ALLE DISCUSSIONI IN SUA PRESENZA

Sicuramente, data la novità, padre e madre sentiranno il bisogno di discutere sull’argomento e il tentativo di farlo davanti al bambino è forte, anche perché spesso si pensa che sia troppo piccolo per capire. E invece no, evitate di discuterne davanti al piccolo, approfittate dei momenti in cui il bambino è fuori casa o dorme per confrontarvi tra di voi. In genere la cosa migliore è sforzarsi di fornire un’atmosfera tranquilla in casa, cercando anche di rallentare il ritmo della vita familiare.

2

EVITA LE CORREZIONI D’IMPULSO

La balbuzie va e viene, quindi a momenti di fluenza si alterneranno momenti di blocco. Questa altalena induce anche il genitore o il nonno più attento in errore, gli fa pensare che basti un piccolo consiglio a sbloccare la situazione.

Ad esempio: il bambino sta iniziando a parlare e si blocca, così la madre ripete la stessa frase più lentamente. 

Osserva il modo in cui interagisci con tuo figlio. Nonostante siate tentati di correggerlo ripetendo la frase dovete sapere che non è una scelta ottimale, il bambino si innervosisce e legge nel vostro comportamento tutta la sua difficoltà. E’ invece meglio utilizzare la modalità corretta anche subito dopo ma su un’altra frase e non su quella che il bambino ha errato. In definitiva quindi evita correzioni o critiche come “rallenta”, “prenditi il tempo” o “fai un respiro profondo”. Non interrompere il bambino o dirgli di ricominciare. Non dire a tuo figlio di pensare prima di parlare. Questi commenti, per quanto ben intenzionati, faranno sentire il bambino più a disagio. 


3

NO AI SENSI DI COLPA

Cercare di capire la causa nell’immediato è molto utile per agire in modo da allentare la tensione nel bambino. Per esempio se sospetto che la nuova gravidanza possa essere la causa posso attuare degli atteggiamenti e discorsi non espliciti per far comprendere al bambino che l’attenzione non si è spostata come lui pensa verso la nuova gravidanza. Mi sforzo di essere esplicito: spesso invece noto nelle mamme una ricerca della causa solo per scaricare il fardello della colpa, sovente verso se stesse. La cosa risulta doppiamente dannosa perché una mamma con senso di colpa sarà una mamma maggiormente ansiosa che trasmetterà a sua volta ansia al piccolo.

4

EVITA CONTROLLI MEDICI CONTINUI

Non poche volte ho riscontrato che i miei pazienti adolescenti o più grandi avevano alle spalle una infanzia fatta di troppe visite di controllo, terapie e tentativi di spiegazione della balbuzie, già da piccolissimi. Questo tipo di esperienza non è sicuramente né risolutiva né di aiuto per il bambino, perché un bambino sottoposto a visite e “pellegrinaggi” continui in studi medici senza che poi ci sia una risoluzione, svilupperà le componenti della balbuzie cognitiva molto presto, ad esempio potrà già da piccolo pensare “non riuscirò mai a parlare bene”, “la mia parlata non piace ai miei genitori”, ecc. E’ per questo che bisogna dunque ponderare, più che di controlli volti ad accertare le cause, chi balbetta ha bisogno di un trattamento specifico, eseguito da professionisti, con esperienza, che si occupano prevalentemente di balbuzie.

5

NO ALLA “COSPIRAZIONE DEL SILENZIO”

Se in prima battuta è consigliabile “far finta di nulla” e imparare a gestire le proprie reazioni e i propri atteggiamenti comunicativi, in modo da non aumentare la consapevolezza che il bambino ha delle sue difficoltà, successivamente è bene essere pronti a modificare l’atteggiamento. Rimanere infatti sulle posizioni iniziali porta infatti la famiglia in quella situazione che  è stata definita “la cospirazione del silenzio” (Gould & Sheehan, 1967), una situazione in cui la balbuzie diventa un tabù e anche il bambino imparerà a non parlare delle sue difficoltà e ad evitare l’argomento.

Una recente ricerca pubblicata  sulla rivista scientifica “American Journal of Speech-Language Patology” suggerisce di valutare una apertura sulla balbuzie con il bambino. Ad un certo punto, se la balbuzie non va via, il bambino inizierà a dire: “non riesco a dirlo, mamma”, il bambino inizia a chiedere aiuto. E’ in questo momento in cui è possibile optare per una apertura che rimuove il tabù, così che il bambino non veda la balbuzie come qualcosa di segreto che deve essere nascosto o vergognoso in qualsiasi modo.

E’ però fondamentale utilizzare un linguaggio adatto, ci sono mille modi per parlare di balbuzie e tutti diversi in base all’età. Può essere utile in questa fase farsi aiutare da un professionista esperto in balbuzie.

6

EVITA I COMPORTAMENTI DI “SALVATAGGIO”

E’ un istinto naturale quello di proteggere il proprio figlio. Molte mamme, nel tentativo di “salvare” il proprio figlio da un momento di difficoltà non esitano ad intervenire interrompendo il tentativo di parlare (balbettando) del bambino. Ad esempio il bambino sta rispondendo ad una domanda e si dimostra reticente perché intimorito dalla possibilità di sbagliare ed il genitore interviene risponde per il bambino nel tentativo di proteggere figlio. Questa risposta però non fa altro che rafforzare involontariamente il comportamento di evitamento, “salvandolo” solo nel momento.

La ricerca scientifica su questo punto è abbastanza chiara,  non si tratta di uno stile comunicativo sbagliato a priori del genitore, ma che è la situazione della balbuzie che influenza il suo comportamento (Kloth et al., 1995; Meyers & Freeman, 1985a, 1985b). Dunque non c’è nulla che non vada nel genitore, sia chiaro, è piuttosto una situazione nuova  da gestire che induce un genitore ad assumere la tendenza a proteggere il figlio. Questo però, lo dimostra la scienza, può portare ad un maggiore ritiro sociale e all’evitamento nel figlio; quindi, i genitori possono apportare un beneficio facendo un passo indietro e permettendo così al loro bambino di fare di più da solo (Mills & Rubin, 1993; Rubin, Burgess, e Hastings, 2002) riducendo così i comportamenti di salvataggio che non fanno altro che rafforzare nel figlio l’evitamento.

Nella mia esperienza con i corsi ricordo in particolare un caso eclatante in cui una ragazza era arrivata a limitare la sua comunicazione ad un SI o un NO, in virtù del fatto che la madre era sempre con lei, pronta a rispondere al posto suo.

7

NON TRASCURARE IL MODO IN CUI TU PARLI

L’esempio, si sa, è la forma migliore di insegnamento. Poi per i bambini questo è valido doppiamente. Evita di parlare velocemente o di pensare solo a come parla lui, pensa sopratutto a parlare tu in modo da fornire il modello. Parla con tuo figlio senza fretta, facendo una pausa frequente. Attendi qualche secondo dopo che tuo figlio ha finito di parlare prima di iniziare a parlare. Il tuo discorso lento e rilassato sarà molto più efficace di qualsiasi critica o consiglio come “rallentare” o “riprovare lentamente”.

8

NON TEMPESTATELO DI DOMANDE

Succede a volte infatti che mentre il bambino sta per rispondere e tentenna, magari l’interlocutore (un genitore o un nonno ad esempio) si appresta a fare altre domande. Evitatelo, aspettate che risponda e completi la frase con i suoi tempi, va ascoltato al di là del tempo che ci impiega. I bambini, specialmente quelli che balbettano, trovano molto più facile parlare quando ci sono poche interruzioni e hanno l’attenzione degli ascoltatori. Invece di fare domande, commenta semplicemente ciò che ha detto tuo figlio, in modo da fargli sapere che l’hai sentito. Aiuta tutti i membri della famiglia a imparare a parlare e ad ascoltare a turno. 

CONCLUSIONE

Seguendo con attenzione e piena disponibilità queste azioni educative, il genitore pone le basi  perché il proprio bambino costruisca una visione positiva del mondo e di se stesso, evitando ansia e giudizio, titubanza e perplessità, incertezza e fuga dalle situazioni sociali. E’ importante che il genitore diventi il massimo esperto nel problema della balbuzie comprendendo quali bisogni abitano la mente del bambino.

Le informazioni riportate in questo articolo contengono importanti informazioni, spesso però può essere difficile mettere in pratica quanto esposto. Il dott. Galazzo, autore dell’articolo, tiene colloqui con i genitori (Parent Training) a tale scopo e allo scopo di attuare già a questa età  lemigliori strategie di facilitazione della fluenza.  Per maggiori informazioni potete utilizzare la pagina dei contatti.      

Si consiglia vivamente, ai genitori, di utilizzare più spesso la seguente frase di conferma affettiva rivolta verso il proprio bambino:

“Anche se mi innervosisco e ti sgrido, nulla toglie il bene che ti voglio e che provo per te”

In conclusione, potremmo dire che ogni bambino, sia con problemi di balbuzie che non, vive la relazione con i propri genitori come un modello di confronto tra ciò che sono le proprie competenze e quello che sono le reazioni dell’ambiente: ogni valorizzazione dell’adulto risulta, quindi, necessaria al fine di stimolare nel bambino un pensiero positivo e la fiducia di base che lo accompagneranno per il corso di  tutta la vita.