Il Metodo Perlaparola ha una storia lunga venti anni. Nato all’interno dei corsi di gruppo svolti nei primi anni 2000, si è poi integrato con la psicologia.
Su cosa si basa il Metodo Perlaparola
Il Metodo Perlaparola nasce dall’integrazione tra una lunga esperienza tecnica sul campo e una progressiva maturazione clinica sul funzionamento psicologico della balbuzie.
Per molti anni ho lavorato soprattutto sulla tecnica, conducendo corsi di gruppo in tutta Italia e accompagnando centinaia di persone nell’apprendimento di modalità più fluide di produzione del suono. Questo lavoro mi ha permesso di sviluppare competenze tecniche solide e raffinate, e di vedere quanto una tecnica ben impostata possa dare sollievo, sblocco e possibilità nuove a chi balbetta.
Allo stesso tempo, proprio questa esperienza mi ha portato a una consapevolezza fondamentale: la tecnica è necessaria, ma non sufficiente. Può aiutare a uscire dal blocco, ma se non si lavora anche sui meccanismi psicologici che mantengono la balbuzie, rischia di diventare un escamotage per cavarsela meglio, senza però uscire davvero dalla trappola in cui la persona è intrappolata.
Da qui nasce l’impostazione attuale del Metodo Perlaparola: un percorso che tiene insieme due elementi indispensabili per un cambiamento duraturo — una base tecnica che restituisce alla parlata una possibilità di fluenza, e un lavoro psicologico profondo che permette di intervenire su ciò che rende la balbuzie persistente nel tempo.
Non si tratta quindi di “aggiustare la parola”, ma di comprendere come la balbuzie funziona per quella persona specifica e di intervenire su ciò che la mantiene: pensieri, emozioni, aspettative e tentativi di controllo.
I principi su cui si fonda
1. La balbuzie non è solo un problema di parola
Chi balbetta lo sa: non è solo che “la parola non esce”. È che, in certi momenti, tutto cambia insieme.
Cambia il respiro. Cambia la tensione del corpo. Cambia l’attenzione, che si sposta tutta sulla parola che sta per arrivare. Cambia l’immagine di sé: “adesso balbetterò”, “adesso si vede”, “adesso penseranno qualcosa di me”.
La balbuzie non riguarda solo i suoni, ma l’intero modo in cui una persona si prepara a parlare e si sente mentre parla. Per questo lavorare solo sulla parola non basta: bisogna lavorare su ciò che succede prima, durante e dentro l’atto del parlare.
2. L’ansia e l’anticipazione la mantengono
Spesso il problema non nasce quando si parla, ma quando si sta per parlare.
La mente anticipa: “Qui balbetterò.” “Qui sarà difficile.” “Qui devo stare attento.” E in quell’istante il corpo reagisce: si irrigidisce, il respiro cambia, la muscolatura si tende, l’attenzione si restringe. Non è l’errore che crea la balbuzie. È la paura dell’errore che prepara il terreno perché accada.
Più si teme di balbettare, più il sistema si contrae. E in un corpo contratto, il suono perde libertà.
3. Ridurre il controllo aumenta la libertà
Molte persone hanno imparato, negli anni, a controllare tutto: la respirazione, l’attacco della parola, il ritmo, la bocca, la lingua, perfino il pensiero.
All’inizio questo controllo può aiutare a “tenere insieme” la parola. Ma a lungo andare diventa una gabbia. Parlare diventa una manovra, non più un gesto spontaneo. E ogni parola richiede uno sforzo.
Quando si inizia gradualmente a ridurre questo controllo, in modo guidato e sicuro, il sistema corpo-mente può tornare a funzionare in modo più naturale. Non si tratta di mollare tutto, ma di smettere di forzare. E quando la forzatura si riduce, la parola trova più spazio per fluire.
Per chi è indicato questo metodo
Questo metodo è indicato per chi sente che la balbuzie non è solo un problema di parola, ma qualcosa che riguarda anche il modo di vivere le relazioni, l’esposizione e il giudizio.
È particolarmente adatto a chi:
– ha già provato tecniche o esercizi senza ottenere un cambiamento duraturo
– sente di controllare molto il modo in cui parla
– desidera un lavoro duraturo e non temporaneo
Non è invece indicato per chi cerca una soluzione rapida, un esercizio standard o una “formula” da applicare senza mettersi in gioco.
PERCHE’ E’ IL METODO GIUSTO?
“DIVENTARE UN CAMPIONE E’ IL RISULTATO DI DEDIZIONE E DURO LAVORO, MA TUTTI I CAMPIONI INIZIANO DA UN SOGNO. Ponetevi grandi sfide e supererete la balbuzie. Io volevo diventare Coach nello sport. Adesso lo sono diventato!
FILIPPO Allievo del corso






