Il Metodo Perlaparola

Scopriamo su cosa si basa e perché funziona

Il metodo Perlaparola ha una storia lunga diciassette anni e, nonostante sia in continua evoluzione, è ormai sistematizzato e collaudato.

Il Metodo

Il Metodo Perlaparola è il frutto di un percorso iniziato all’inizio degli anni 2000 da Enzo Galazzo . Reduce da una personale esperienza di rieducazione della balbuzie, inizia a collaborare in qualità di “istruttore dei corsi” per una delle prime associazioni italiane del settore. Da quel momento non ha più smesso di lavorare in questo campo. Di anno in anno, di corso in corso, attento alle ultime ricerche scientifiche sulla balbuzie, diventa psicologo e segue una formazione specifica in Disturbi del Linguaggio. Negli anni ha perfezionato il metodo, la cui parte psicologica assume un ruolo preminente.

Per comprendere il metodo, bisogna capire che cosa è la balbuzie.

La balbuzie è un disordine della parola in cui la persona, pur sapendo cosa dire, non riesce a dirlo in maniera scorrevole a causa di una, più d’una o tutte le azioni presenti in questo elenco:

  • ripetizioni involontarie (Mi-mi chiamo…)
  • prolungamenti di suoni (Mi-chiaaamo…)
  • pause involontarie (……Mi ….chiamo…..)
  • blocchi sui suoni (Mmmmi chiamo…)

Come visto dagli esempi sopra, si manifesta maggiormente all’inizio della parola o della frase e la sensazione  che il balbuziente vive intimamente è quella di dover camminare su un campo minato, più gli si mette fretta peggiori saranno le conseguenze.

Sia chiaro la frase è lì pronta nella sua testa, è dalla bocca che non vuole uscire!

Balbettare diventa dunque un’esperienza faticosa fisicamente e psicologicamente. Chi balbetta inizia pian piano a porre argine alle sue difficoltà evitando di fare quelle cose che ha sempre fatto se le percepisce come difficili, inizia a cercare di pensare prima alle parole e alle situazioni da evitare. La balbuzie a questo punto diventa un blocco del suono, una distorsione cognitiva e un condizionamento comportamentale.

TESTIMONIANZE

Oggi, a distanza di 3 anni, riesco a farmi interrogare bene e leggo in Chiesa!

PIERO

Finalmente ho fatto pace col telefono: faccio 30 telefonate al giorno!

FABIOLA

Oggi non mi vergogno più di parlarne con amici o conoscenti!

ELVIRA

DIVENTARE UN CAMPIONE E’ IL RISULTATO DI DEDIZIONE E DURO LAVORO, MA TUTTI I CAMPIONI INIZIANO DA UN SOGNO. Ponetevi grandi sfide e supererete la balbuzie. Io volevo diventare Coach nello sport. Adesso lo sono diventato!

FILIPPO Allievo del corso

I 3 ELEMENTI DEL METODO

Il metodo è dunque un approccio in cui i 3 elementi dell’essere balbuziente (suono, pensiero e comportamento) vengono trattati con tecniche specifiche, frutto di anni di studio e di esperienza. Non si trattano i singoli aspetti separatamente ma, parallelamente, in una visione olistica.

  • I SUONI: E’ la parte evidente della balbuzie e  questo il punto di partenza del metodo da sempre, la logica consiste nel  modificare il modo di approcciarsi ai suoni.  Ogni balbuziente ha una sua esperienza con i suoni ed è per questo che ognuno può sviluppare una diversa percezione di difficoltà di una lettera o di una parola specifica. C’è chi percepisce come difficile una TR o la PR ad esempio o chi sente difficilissimo pronunciare il proprio nome. Qualcuno manifesta lo sforzo nella produzione del suono accennando ad una smorfia del viso. Se cambia il modo di pensare e di produrre un suono, cambia anche l’esperienza con il linguaggio. Dopo aver appreso le regole, si lavora mediante attività di consolidamento delle abilità fono-articolatorie utilizzando la lettura, dialoghi o discorsi (adulti) o giochi comunicativi (bambini).

  • I PENSIERI: E’ la parte nascosta della balbuzie, una parte però che ha una grande influenza sul modo di parlare. Non si può non pensare, ma si può imparare ad ampliare dentro di sé quello spazio in cui svaniscono i disagi, i giudizi, le aspettative e i condizionamenti. Lavorare sull’aspetto psicologico con un preciso metodo consente di lavorare su 2 aspetti: l’anticipazione della balbuzie (pensieri del tipo “so che balbetterò”) e sull’ansia. Vengono utilizzati esercizi pratici e una tecnica di immediato utilizzo.

  • LE AZIONI: E’ la parte più intima della balbuzie. Solo chi balbetta sa cosa evita di fare a causa dei suoi condizionamenti, anche se non sempre egli stesso ne è cosciente al 100%. Chiediti “in che cosa stai continuando a limitarti, che cosa ti mette paura o ti mette a disagio?!” ecco lavoriamo proprio sullo schema comportamentale radicato.

È dunque chiaro che i cambiamenti devono essere trasferiti nella vita di tutti i giorni e non limitarsi all’esercizio. E’ per questo che uno dei punti cardine del metodo è quello di spingere attivamente il paziente a sperimentare nuovi comportamenti negli ambienti di lavoro (o scuola), sociali e familiari.

PERCHE’ E’ IL METODO GIUSTO?

  • UN PUNTO DI RIFERIMENTO: Oltre la competenza, la disponibilità di chi ti segue è fondamentale. E’ per questo che seguo poche per persone per volta. Mi lascio sempre il tempo per prendere appunti sul percorso così da poterne ridiscutere nella seduta successiva.

  • RELAZIONE DI FIDUCIA: Un fattore importante che influisce sul buon esito del trattamento è dato dalla relazione di fiducia che si istaura con chi ti segue.

  • RISULTATI IMMEDIATI: Se i cambiamenti fossero diluiti negli anni, la grande motivazione che serve per affrontare il percorso verrebbe meno. Avere subito riscontro di quanto fatto è un grande vantaggio.

  • PERCORSO COLLAUDATO: L’esempio fornito da chi ha già fatto il corso è ormai parte integrante dell’approccio. Il percorso, sebbene diverso da persona a persona, è ormai una strada familiare che viene affrontata con serenità ed entusiasmo.

I risultati

Grazie all’impostazione del metodo, già dopo le prime 4 sedute i risultati sono evidenti, anche se non definitivi. Avere l’opportunità di sperimentare un effetto del trattamento in breve tempo è molto motivante e porta il paziente ad assumersi la sua parte di responsabilità, cioè a rendersi conto di come lui può contribuire a determinare il successo nel percorso.

Sai perché il trattamento precedente non ha funzionato? Se non lo sai, dovresti cercare di trovare questa importantissima risposta; se non impariamo dal passato rischiamo di fare gli stessi errori, c’è un motivo per cui quell’ ultima esperienza non ha funzionato per te. Quasi sempre i motivi sono legati al metodo usato o al notevole numero di persone se si è trattato di un corso di gruppo. Altre volte è l’atteggiamento con cui si è affrontato il corso ad aver limitato l’efficacia: se vieni con uno spirito positivo, se segui i passi che faremo, se ci credi, se ti apri, se partecipi, se ti applichi, avrai una probabilità più alta di riscontrare successi.

Quando i blocchi, le pause involontarie e le ripetizioni sono molto evidenti, il beneficio delle strategie di facilitazione della fluenza è più evidente sin da subito e, paradossalmente, il percorso prende subito una piega positiva. La prima cosa che sparisce sono i tic motori e le sincinesie, tutta una serie di movimenti anche evidenti del collo o ammiccamenti, se presenti. Quanto affermato è evidente anche dal confronto delle registrazioni video effettuate prima e dopo il trattamento.

La balbuzie non è qualcosa che si toglie con una pinzetta. Lo dico perché a volte qualcuno mi ha contattato dicendo:

 “mio figlio balbetta poco e quindi non è che serva chissà che cosa”. 

Beh, le cose non stanno proprio così. La balbuzie non è solo fatta di suoni spezzati e ripetizioni di sillabe, è fatta di condizionamenti, evitamenti, pensieri disfunzionali.  Nella mia lunghissima esperienza ho incontrato persone che a sentirle quasi non balbettavano, balbettavano veramente poco. Andrea, commercialista molto in gamba, a tal proposito mi disse:

La mia balbuzie non si sente molto, ma non avere l’opportunità di fare l’ultimo passo dei miei traguardi è frustrante. A 40 anni ho capito che se non non sai essere la vetrina delle tue idee, le idee rischiano di morire con te“. 

E’ chiaro dunque che la difficoltà di eloquio si fonde (e si rinforza) con la difficoltà di convivere con un tale problema, per usare una metafora è un po’ come avere un bel gioiello, un anello bellissimo, e quando lo indossi sembra un pezzo da bigiotteria. E’ frustrante avere in testa le parole, avere i più bei discorsi “in pronta consegna”, e apparire come chi non sa cosa dire.

TESTIMONIANZE

Chi ha frequentato i corsi in questi anni ha lasciato un messaggio di testimonianza per trasmettere la propria esperienza. Leggi per farti un’idea.

RASSEGNA STAMPA

I quotidiani e le riviste nazionali e locali hanno parlato del dott. Galazzo, leggi gli articoli più rilevanti. Sul web è possibile trovarne molti altri.

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