Balbuzie a Scuola: 8 consigli utili per gli insegnanti

Il Vademecum che qui presentiamo costituirà certamente un valido aiuto per tutti gli insegnanti che vorranno comprendere meglio il proprio alunno che balbetta.  

Nonostante la formazione per docenti sia ormai  a tutto spiano e reperire  Vademecum utili per i disturbi dell’apprendimento sia semplicissimo, nel campo della balbuzie le informazioni sono ancora poco disponibili.

Un insegnante può fare molto per il suo alunno che balbetta perché ciò che fa può veramente fare la differenza. Capita spesso infatti che un ragazzo rafforzi la falsa credenza di non essere all’altezza di proseguire negli studi. In tutto questo un ruolo sostanziale viene dunque giocato da insegnanti e genitori, al fine di promuovere armoniose relazioni sociali nei gruppi dentro la scuola e rendere sereni i momenti scolastici. 

Vale la pena dunque documentarsi,  anche considerando che alcune delle più profonde cicatrici della sua memoria infatti, da adulto, sono connesse spesso con i brutti ricordi scolastici. Basti pensare che già dall’entrata alla scuola primaria i compiti richiesti sono: lettura e spiegazione davanti ad un pubblico di 20 persone in media. Leggere e parlare in pubblico insomma, e questo ogni giorno.

La scuola è il luogo in cui un alunno trascorre molta della sua infanzia e adolescenza, momenti cruciali per la formazione dell’autostima. Per liberare tutta la potenzialità di un ragazzo che balbetta, ma che ha tutte le doti per riuscire nella vita, è quindi necessario comprendere come meglio agire in determinate situazioni come quelle descritte in questa guida. Ecco, punto per punto alcuni aspetti che ti faranno capire come agire in questi casi.

1

Lo aiuto a finire la frase. Va bene?

 La miglior cosa è ascoltarlo al di là dei blocchi, per quello che dice. Non mostrare insofferenza.

A volte, davanti ad un tentennamento la tentazione è quella di completare la frase. Anche se l’intenzione è quella di aiutarlo, questo atteggiamento tradisce impazienza e insofferenza. Se si è pazienti e con una grande volontà di ascoltare non c’è nessun motivo per anticipare la parola bloccata.

Daniela, una mia paziente calabrese, mi disse:

“La cosa che più non sopporto è quel tipo di professoressa che ti finisce le frasi o le parole, mostra impazienza, mostra di non capirmi e preferirei mille volte incepparmi ma dire io quello che ho imparato con fatica”.

2

Posso dirgli qualcosa per aiutarlo?

Commentare o evitare? Dipende. Nel momento dell’interrogazione, davanti alla classe, a volte può succedere che lui si sta bloccando e tu, vedendolo in difficoltà, durante l’interrogazione, probabilmente avrai la tentazione di aiutarlo e penserai magari di suggerirgli di stare calmo, di respirare, di pensare a ciò che vuole dire. In questo caso è meglio evitare, suggerimenti o commenti di questo tipo, durante la prestazione, trasmettono il messaggio che sei attento a come parla e questo lo irrigidirà anziché rilassarlo. Diverso è però il caso in cui vi trovate da soli, magari fuori dalla classe, lì invece puoi trasmettergli la tua disponibilità ad aspettarlo con calma, potrebbe essere questo un fattore facilitante. Può essere ben accetto sentirsi dire con tono confidenziale “stai tranquillo, hai tutto il tempo che vuoi”. Cosa ben diversa è dire “ora non cominciare come sempre, cerca di stare calmo” oppure “stai calmo” con tono infastidito.

3

Evito di guardarlo per non imbarazzarlo. Faccio bene?

Spessissimo accade che magari nell’intenzione di non mettere in imbarazzo l’alunno, il docente evita di guardarlo. Questo atteggiamento in realtà è da evitare, può infatti essere d’aiuto al contrario un cenno di consenso e uno sguardo non giudicante. Altre volte non sapendo dove guardare capita di fermare il proprio sguardo sulla bocca quando invece la cosa migliore è guardarsi negli occhi.

Tommaso, 16 anni, racconta:

“Mi capitava che quando mi bloccavo la professoressa si girava a fare altre cose e mi dava molto fastidio”.

E allora, come comportarsi, dove guardare e come? Lo possiamo ben capire dalle parole di un’ altra ragazzo che ho avuto in trattamento, ecco le parole di Paola:

“E’ anche bello se ti guardano, mi fa capire che sono interessati, ma devono guardarti in maniera naturale, non con gli occhi sbarrati, come se volessero metterti fretta. Se non mi guardano mi viene da accelerare perché deduco che non sono interessati a me e prima finisco meglio è”.

4

La valutazione non deve tener conto del modo in cui espone

Può sembrare una banalità, ma spesso nel valutare ci si fa influenzare dall’esposizione fluente o tentennante. E’ bene ricordare che le esitazioni non sono frutto della scarsa preparazione nel caso che il tuo alunno balbetti. Tanto per cominciare, quasi mai un balbuziente approfitta della balbuzie per non studiare. Spesso ad un blocco fortissimo può corrispondere una eccellente preparazione sull’argomento.

In questo caso non è valida l’equivalenza:

INSICUREZZA =  SCARSA PREPARAZIONE

L’insicurezza mostrata, in questo caso, è solo un tentativo di muoversi in un campo minato. La frase è infatti ricca di parole che in bocca possono esplodere in un blocco vistoso. Ovviamente non tutti sono preparatissimi, vale lo stesso discorso che per tutti i normoloquenti, d’altronde chi balbetta è normalissimo.

Il compito dell’insegnante è comprendere, al di là della difficoltà, il grado di preparazione, evitando di far pesare nella valutazione questo fattore.

Di contro, è anche vero che sopravvalutare un alunno che balbetta non è neanche la scelta migliore.

5

Cambiarlo di posto potrebbe essere utile

Di solito, molto probabilmente preferirà starsene all’ultimo banco (come facevo io) così da evitare di essere “sotto tiro”, ma questo in realtà è un’arma a doppio taglio, favorisce infatti l’esclusione dalle attività e allontana la comunicazione che si ridurrà ad un evento raro e obbligato. Oltretutto quando parlerà dal posto avrà gli occhi puntati perché tutti si gireranno verso dietro a guardare e si genererà la falsa credenza: “mi guardano per vedere se balbetto”;

6

Gestire le domande in una interrogazione

Ormai è chiaro, l’interrogazione orale è il momento più difficile per un alunno che balbetta. Gestire quindi le domande in modo appropriato può essere un elemento che può favorire o sfavorire la fluenza.

Iniziare ad esempio con domande semplici può essere un buon modo per mettere a proprio agio e allentare la tensione dell’alunno.  Solitamente lasciarlo parlare, senza interromperlo troppo è la cosa migliore. Ovviamente ogni docente dev’essere libero di interrogare facendo le domande che vuole, ma magari sapere queste cose ti dà la possibilità di gestire l’interrogazione, tirando fuori il meglio dal tuo alunno. Alessio racconta:

Balbettavo molto di più nell’interrogazione di filosofia. Una cosa che mi avrebbe potuto aiutare era lasciarmi parlare, senza interrompermi. La mia docente di filosofia mi interrompeva spesso, non riuscivo a entrare nella frase che subito dovevo fermarmi e ripartire. E si sa, le ripartenze sono il punto in cui si balbetta di più

7

Attenzione al bullismo

Come detto, a scuola la balbuzie emerge in maniera più evidente, perché i compiti verbali sono di gran lunga più difficili che fuori da questo ambiente. L’alunno che balbetta, bambino o adolescente, spesso è esposto alle prese in giro o ai commenti indiscreti dei compagni che manifestano il loro stupore di fronte alla balbuzie nei modi più svariati. E’ dovere degli insegnanti vigilare sui comportamenti che si manifestano a scuola e raccogliere con partecipazione le segnalazioni che i genitori possono portare all’attenzione del docente.

8

E’ un alunno con Bisogni educativi speciali (BES)?

Se il consiglio di classe lo reputa necessario è possibile redigere un Piano didattico individualizzato (PDP) per un alunno che balbetta. Certamente si!

Ma, qual è la normativa di riferimento?

La normativa è quella sui BES cioè la Circolare Ministeriale n.8 del 6 marzo 2013 che estende a tutti gli studenti in difficoltà il diritto alla personalizzazione dell’apprendimento, richiamandosi espressamente ai principi enunciati dalla Legge 53/2003. Nella normativa non si fa riferimento espressamente alla balbuzie, ma questo non esclude che non si possa includere l’alunno. La procedura prevede che sia il Consiglio di Classe a deliberarlo in accordo con la famiglia. I genitori devono infatti essere messi al corrente e, nel caso in cui si rifiutino, occorre a questo punto verbalizzare il motivo. Ma, se spiegato bene, non ci sarà nessun motivo per rifiutarsi, anzi!

Che cosa inserire nel PDP?

Se parliamo di bambini a scuola primaria, meglio un confronto con i genitori. Dalla scuola secondaria, potrebbe essere molto utile provare affrontare l’argomento direttamente con l’alunno, anche in separata sede, ma è importante che lo si faccia con naturalezza e senza fare in modo che si dia ai suoi blocchi una connotazione da tabù o motivo di vergogna.  

Offrire comprensione ed empatia è il primo obiettivo della chiacchierata, è infatti possibile che l’alunno sia reticente ad affrontare l’argomento. Questo è spesso dovuto alla volontà del ragazzo interessato di non coinvolgere nessun altro nel suo problema tendendo così alla chiusura. E così, spesso, per vergogna, preferisce tacere non solo a scuola, ma anche a casa, facendo del problema balbuzie un argomento tabù assolutamente da evitare.

Chiedete al vostro alunno se per lui è un problema leggere in classe (chi fa i miei corsi ad esempio ha questo come obiettivo, diversamente la lettura  in classe è spesso vissuta come un costante momento di tensione), se ci sono degli insegnanti con cui va meglio e cercate di capire se è possibile estrarre delle buone prassi da estendere a tutti i docenti.

Sicuramente già da questa guida si possono estrarre delle strategie e delle informazioni da inserire, così che quanto detto possa essere condiviso da tutto il Consiglio di Classe.

CONCLUSIONE

Per concludere è sicuramente importante aggiungere queste ulteriori informazioni:

– Sono assolutamente da evitare le interrogazioni scritte in luogo di quelle orali solo per lui, pur essendo una soluzione a breve termine, nel lungo termine minano l’autostima e favoriscono i comportamenti di evitamento dell’alunno;

– Nei casi di balbuzie marcata se richiesto puoi concordare interrogazioni in presenza di poche persone, in accordo col ragazzo. In modo da farlo abituare pian piano;  

– sensibilizzare la famiglia ed informarla della possibilità di miglioramento mediante nuovi approcci rieducativi rientra nel ruolo di educatore.

La presente guida dedicata agli insegnanti vuole essere un ennesimo sforzo di sensibilizzare e far passare le giuste informazioni. I vostri commenti potranno aiutarmi ad aggiornare la guida così che possa servire, senza costi aggiuntivi, a continuare a fare sensibilizzazione ed informazione.

Vorrei concludere con una breve citazione, poiché il nocciolo della questione è che un insegnante deve saper guardare anche oltre la balbuzie e vedere le capacità del suo alunno, senza giudicare o farsi influenzare dalla sua eventuale scarsa capacità di comunicare.

“Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà l’intera vita a credersi stupido”

Albert Einstein